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Benvenuti nel sito di Carlo Bazzali

 

 

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DriftWood ....... legno alla deriva

 

Carlo e il drifwood

È impossibile parlare di Carlo Bazzali e del suo modo di “interpretare” il bonsai o, se preferite, l'arte Bonsai a prescindere dallo stile “DriftWood”.
 Durante tutta la sua attività di bonsaista, Carlo ha sempre sostenuto che non è lecito disprezzare o demolire le basi fondamentali di una disciplina millenaria nata in oriente e impregnata della cultura di quei popoli, ma è lecito, invece, partendo dai loro insegnamenti, impegnarsi in una ricerca che porti quel tipo di arte più vicino al nostro modo di sentire, più vicino alla nostra cultura.
 L'avvicininamento al Driftwood ( tecnica volta ad esaltare l'armonia del Bonsai applicando parti di legno secco laddove la pianta mostra carenze o difetti evidenti ) è stato quindi, per lui, un passaggio scontato perché gli ha consentito di mettere in pratica le sue idee e dimostrare cosa intende dire quando parla di dover superare le “cineserie” o i “giapponesismi”, quando sprona i colleghi a cercare una nostra strada.
 Per gli orientali il “Bonsai” non è solo un'arte, è una disciplina, quasi una religione e comunque è relazionato strettamente alla religione di quei popoli, è un mondo pervaso di convinzioni e di significati che non si possono scimmiottare o improvvisare e che fanno perfino riferimento alle stesse essenze che essi trattano e che trovano nei loro ambienti.
 Ce lo vedete un livornese che fa meditazione, prima di mettersi davanti ad un bonsai per lavorarlo ?
 Il messaggio di Carlo, in fin dei conti, è questo:“impariamo i canoni fondamentali del bonsai e rispettiamoli, ma lavoriamo i nostri Olivi, i nostri Lecci, le nostre essenze con l'estro, l'inventiva, le capacità che ci sono riconosciute nel mondo e, spesso, invidiate”.

Mauro Bitossi

Le sue esperienze.

Un primo momento di interesse per l'arte bonsai nasce a Livorno in seno ad un gruppo di Pittori e Scultori nello “Studio5”, particolarmente interessati sono Carlo Bazzali e Domenico Landi insieme al collega Carlo Oddone, insostituibile nel rafforzare i nascenti entusiasmi livornesi.
 Iniziano a sperimentare le discipline bonsai, incontrando tutte le difficoltà presenti in un mondo ancora in fase pionieristica; non esistono, infatti, pubblicazioni sul materiale tecnico o sulla ricerca.
 Il Bonsai suscita interesse e a Bologna, nel 1979, viene organizzato il 1° Congresso Nazionale che vede l'adesione e la presenza di numerosi appassionati provenienti da varie città italiane.
 Viene costituita l'A.B.I. (Associazione Italiana Bonsai) in cui Bazzali e Landi, soci fondatori, sono inseriti nel Consiglio Direttivo.
 Il movimento livornese si candida per la realizzazione e l'organizzazione di una grande Mostra Nazionale Bonsai che evidenzi e pubblicizi la nascente realtà italiana; è il giugno 1980, il luogo è il parco di Villa Mimbelli, sede del Museo Fattoriano.
 Il successo di pubblico e di critica supera le più rosee aspettative: è pur sempre il primo esperimento di questo tipo a livello nazionale.

L'inizio di una lunga storia!!

 In questo umos inizia la strada di partecipazione all'arte del Bonsai di Bazzali che lo colloca, presto, tra le realtà più attive ed interessanti del paese.
 La continua tensione di ricerca fa sì che alcuni esemplari di fattura tradizionale vadano ad arricchire famose collezioni come  il Museo Franchi di Pescia, il Crespi Bonsai Museum di Milano, nonché collezioni private in tutta Europa.
 Però Bazzali è animato da una forte esigenza di cercare una nuova via nella interpretazione dell'arte bonsai perché è convinto che il
rispetto dei canoni tradizionali, vada accompagnato alla ricerca di qualcosa di  più consono alle esigenze ed alle particolarità della cultura mediterranea ed italiana.
 È così che diventa vivace animatore del gruppo livornese in cui si crea quasi una nuova "corrente di pensiero" bonsaistico; ed è un fatto del tutto naturale concentrarsi su studio e approfondimento dello stile “driftwood”, letteralmente “legno alla deriva”, riuscendo a risolvere problemi che potevano destare giuste perplessità: il trattamento del legno secco per una durevole conservazione, la stimolazione del callo cicatriziale per una perfetta inglobazione della pianta sul legno secco.
 Sostenuto dalle sue esperienze pittoriche e grafiche si spinge a compendiare, nella nuova tecnica, sensazioni artistiche diverse, in un'armonia emotiva che crea un impatto, senza dubbio, suggestivo.
   Tutto ciò ha avuto momenti di contrapposizione con i "puristi"; tuttavia, questa linea di ricerca che, come tutte le novità, prima è criticata, poi discussa, infine adottata, trattandosi, in ogni modo, pur sempre di uno stile bonsai.
   La crescita bonsaistica ha portato alla presa di coscienza che l'evoluzione delle tecniche, nel rispetto della tradizione  prorpia di questa arte orientale, è il naturale sfogo per la cultura italiana.
   Sempre nel campo della ricerca ha un posto di rilievo l'impegno rivolto alla costruzione manuale di contenitori per piante bonsai; i contenitori con un'alta componente di quarzo nella miscela cementizia , realizzati rigorosamente a mano con fregi estruschi, arrivano ad essere considerati affidabili e credibili, .
  A quest'ultimi che, tra l'altro, eliminano il passaggio della cottura a forno è stato dato un importante riconoscimento con l'inserimento, da parte di una specifica Commissione, di un Bonsai alloggiato in vaso di fattura originale con fregi etruschi, nell'edizione "L'Elite News selezione d'arte internazionale - Arte 2007" (Artitalia Varese).

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